Mi è apparso Keith Jarrett

51 in almeno uno dei sancarliani. In sala d'incisione al Nostro manca proprio la gente, questo essenziale moltiplicatore emozionale, capace di evocare infinite concessioni, se capace di passare dall'applauso più caloroso al silenzio immediato e assoluto, come avviene proprio al San Carlo. E allora parte un gioco con la platea di giunti da ogni parte del mondo. Gli urlano “Sei il numero uno”, e lui risponde ad alta voce “il numero uno, dove?”. Riesce perfino a scherzare con gli sbuffi di tosse collettiva del pubblico, né si ferma quando una porta di un palchetto cigola un po', oppure un sommesso suonino elettronico fa capolino sull'ultimo , proprio “Over the rainbow”, come alla Scala. ma qui l'esecuzione è più distesa, dura 5'48” contro i cinque minuti e 14 secondi di Milano. E le agogiche sono più aperte: la magia della sospensione, del romantico tempo rubato, un modo d'eseguire ormai cancellato dalla memoria dei pianisti classici, che snocciolano note meccaniche come animali in gabbie dorate (Saint-Saëns). Il concerto viene registrato: Steve Cloud comunica che “l'ingegnere del suono sarà Martin Pearson, che vive a Zurigo e lavora come per la Radio Svizzera”. Martin ha registrato già il concerto alla Scala, e quelli alla Fenice di Venezia e al Parco della Musica a Roma. Usa Schoeps CMC 5Ug e a distanza un ORTF-stereo mic il cui suono verrà miscelato con un DPA/Brüel & Kjær 4006, oppure un Neumann o un Sennheiser! Forse proprio a Martin Pearson si rivolge quando attacca due volte lo stesso e dice tranquillamente, nei microfoni, “Take two”, con la medesima naturalezza che avrebbe in studio. Una take fan encore freelance incipit

RkJQdWJsaXNoZXIy MTAzNzMw