Mi è apparso Keith Jarrett
52 sala di registrazione conmilletrecento spettatori! E la musica? Va da un polo all'altro (corpo e spirito) come se nulla fosse. Una iniziale ricerca politonale (in realtà, due frammenti concatenati) si trasforma alla fine del primo tempo in forma felicemente tematica, con la melodia che procede per logiche (e non accademiche) tipicamente jarrettiane, e che se si prova a ripetere sulla tastiera, a freddo, perde ogni fascino. E tuttavia nella sua 'articolazione' e 'produzione istantanea', raggiunge vette inattingibili. Poi, all'inizio del secondo tempo, usa il telaio in ghisa, le tre partizioni dello Steinway, per avere tre altezze timbrico-percussive, riprese a corrente alternata alla tastiera. Ed ecco anche i bordoni o reiterati con ostinazione e fisicità. Polo opposto del solubile 'spirituale', appare la matericità dei , dei grappoli di suoni bianco/neri che si mescolano ai rumori autentici del corpo, ai gridolini, alle urla, agli 'stump' ritmici, ribattuti sulla lignea consistenza del palco. E il pianoforte diventa autentica vetta di “trascendenza assoluta”. conseguenzialità consequenzialità pattern clusters
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