Mi è apparso Keith Jarrett
49 “Un'esigenza essenziale del virtuoso è quella di saper respirare e far respirare i suoi ascoltatori. Con questo intendo l'esatta scelta del momento in cui mettere una cesura, al di sopra di un ritmo o una misura, ossia l'arte di - di lasciar passare l'aria, secondo un'espressione tipicamente spirituale”. Potrebbe essere Keith Jarrett, e invece è Wilhelm Lenz, allievo di Liszt nel 1828! Un attimo prima del al Teatro San Carlo, Keith è carico d'energia positiva, gira in città da alcuni giorni, ci confessa che “le cose devono girare anche nella mia testa, altrimenti non serve”. Il suo staff sta lavorando con “Angeli Musicanti” da circa venti giorni. Si è parlato con Fabbrini, il geniale mago degli Steinway di Pescara, e lui ha inviato tre pianoforti da concerto. Keith ci mette venti minuti a sceglierli: si avvicina ad ognuno di essi, ma non li prova come ci si aspetterebbe. Fa pochi suoni, poi chiede uno spostamento, e riprende i medesimi toni, perché a lui basta fare così. Inizialmente mostra un po' di disappunto: Ciccio Fabbrini non è giunto personalmente a Napoli. Allora Keith chiede più spostamenti, valutando ora uno ora l'altro strumento, ascoltando la 'risposta' armonica del Teatro. Poi si allontana dal palco e sembra rassegnato, dice che “i pianoforti sono equivalenti”. Allora si pensa di lasciare le cose come stanno, ma subiro lui riprende il palco, e istintivamente indica lo Steinway più 'giovane', quello di soli due anni. Una scelta vincente: durante sospendere il tempo Naples Solo piano di Girolamo De Simone
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