Mi è apparso Keith Jarrett

44 metà, e poi folate velocissime di note scagliate tra le trame di un ordito da costruire attimo dopo attimo senza un disegno predeterminato. Jarrett, 64 anni, giura che quando si siede al pianoforte per improvvisare non sa mai cosa suonare, ma solo cosa evitare. Primo fra tutti il rischio di ripetersi, di cadere negli stilemi di un passato tanto epico quanto trionfale. Anche se forse, dopo tanto tempo, la fiamma che gli arde dentro non è più vigorosa come un tempo, sa ancora come incantare quelli che ha davanti: trova un'idea, la sviluppa, ci si perde. E quando la sua ricerca sembra finita in un vicolo cieco ecco il guizzo che rimette tutto in partita. Alcune volte, il gioco funziona, altre no. Ma fa niente, il risultato è comunque notevolissimo grazie anche ai bis che riportano l'uomo degli standard, spaziando da un robusto costrutto boggie-blues al cavallo di battaglia di Billie Holiday "I'm fool to want you", dalla "But beautiful" di Johnny Burke e James Van Heusen all'inevitabile "Over the rainbow" di Harold Harlen passando per "Lonesome town". (...)

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