Mi è apparso Keith Jarrett

43 "Dicono che maltratto il pubblico ma non hanno capito che tocca a loro chiudere il cerchio disegnato da me: ho bisogno del pubblico al punto che in sala d'incisione mi manca. Suono la musica che nasce dalla mia testa e se c'è troppo rumore, non parliamo dei flash dei videofonini, non riesco più a sentirla quellamusica". L' fatta stampare l'altra sera da Keith Jarrett sui cartoncini in distribuzione al teatro San Carlo in occasione del concerto per solo piano con cui è tornato a Napoli in quella da lui stesso definita come una 'crazy option', la dice lunga sul rapporto che il più grande pianista jazz intrattiene col suo pubblico. Ne ha bisogno, ma lo teme. O meglio, teme le sue possibili intrusioni in quel mondo che ha in testa nel momento in cui si siede al pianoforte. Anche se i cento minuti di spettacolo campano hanno poi dimostrato che col tempo il musicista del è riuscito a vincere la sua sfida e ad ottenere a forza di capricci e d'insulti quel rispetto che gli è dovuto. Per cinque anni aveva detto di no al direttore della rassegna Paolo Uva, e a quello del teatro Gianni Tangucci, cedendo solo quando ha intuito che il vento spirava nella direzione giusta. Uno sguardo sdegnato per una porta di palco chiusa con poca creanza, due rimbrotti per un colpo di tosse trattenuto solo a excusatio non petita Köln concert Angeli Musicanti di Massimo Gatto

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