Mi è apparso Keith Jarrett
42 consolatoria, ma positiva sì. E certo culmine emotivo è stato il finale della prima metà del sotteso programma, in cui si rifrangevano Romanticismo e Decadentismo. Debussy e songs, e persino la distensione canora delle pagine della "scuola di San Remo" doc, anni Cinquanta. Ma Gershwin, ed iridescenze di Nuages e Pagodes si coglievano, e Ravel e tanto altro elegantemente alluso. Facendo pensare che la più squisita modernità nacque a Parigi (...). "Naples solo piano" è stata celebrazione di un grande artista nella sala della massima istituzione musicale della città che dalla metà del Secolo XIX si è identificata con lamusica alta, soprattutto con il pianoforte. E taluni pronipotini di Thalberg con diversa emozione e giudizio erano in teatro, ma un po' defilati. (...) Piace Jarrett e piace molto, convince si direbbe tutti, ed è artista più congeniale per gli esteti, che gustano l'esperienza artistica nella sua totalità, di quanto possa esserlo per chi decompone canto, suono in una deflagrazione devastante per sé innanzi tutto. Nell'unitarietà dell'esibizione, preziosamente unica come è stato ribadito, anche i bis ed il concerto vero e proprio sono diventati tutt'uno, con scambio barocco di prospettiva, nel calore del dialogo discreto tra pianista e pubblico, ed anche Jarrett sembrava lieto, con il suo gesto garbato alla Buster Keaton, che fa superare anche quel po' di imbarazzo che può scaturire dal suo vivere esplicitamente la musica con tutto il corpo, anche cantandola, completamente calato in essa, e coinvolgendoci pienamente con lui, a suo modo un complicato, ma convincente Orfeo del secolo XXI.
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