Mi è apparso Keith Jarrett
41 Bello il suono di Keith Jarrett, come si immaginava tuttavia, e felicemente corposo anche, affascinante l'inventiva della sua invenzione autenticamente improvvisata o compiuta in armonia con un disegno già immaginato, evocando emozioni ed intellezioni. C'era abbandono al canto, agli estri del solista in gran parte del pubblico a lui devoto, giunto d'ogni dove l'altra sera al San Carlo, che ha ospitato la manifestazione di "Angeli Musicanti": e che incontri, inusitati per molti, a rendere più memorabile l'evento, per una volta evenemenziale davvero. E c'era riflessione curiosa nel seguire i cammini, le vie dei canti, parafrasando Chatwin, in cui comparivano memorie ora trasfigurate ora ben evidenti di temi riconoscibili, di stili ben individuati. Dal ruvido esordio del recital, elegante nella sua secca sobrietà di toccata per strumento a tastiera, fino al curioso e modernista inizio della seconda parte della serata (...) con pianoforte, strumento a percussione a suo modo, percosso a suo modo all'antica moda delle Avanguardie (...), Jarrett ci ha raccontato la sua storia della musica, tesa comunque al canto. Di questo ogni brano serbava memoria e desiderio, pure se divagante verso formule di disarticolata tonalità: ed ogni conclusione ora tenera, ora malinconica, ora garbatamente ironica mai era trionfalisticamente di Massimo Lo Iacono
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