Mi è apparso Keith Jarrett

40 a spingere la sua ricerca nelle direzioni più disparate prima di scegliere quella da seguire, di trovare il terreno giusto in cui far germogliare quei 'semi' - come li chiama nelle interviste - che si porta in tasca. Poi la svolta, l'incrocio con un paio di temi romantici e via verso il finale epico, caldo, trionfale, fra la fisicità dei 'clusters', quei suoni che risuonano attraverso il suo corpo d'interprete sovrapposti ai gridolini, ai singulti di un'anima in subbuglio, e del battito del piede esaltato dall'enfasi lignea del palcoscenico (...).

RkJQdWJsaXNoZXIy MTAzNzMw