Mi è apparso Keith Jarrett

34 passeggiata turistica: come dire, l'irascibile pianista di Allentown deve essere in periodo buono (...). Così ieri sera, in clima da serata speciale (con il teatro sold out e biglietti venduti in tutto il mondo, in sala lo staff al completo della sua casa discografica, la preziosa ECM) Keith è entrato in scena a testa bassa, si è concentrato un attimo e dato il via alla sua cavalcata, anzi la doppia cavalcata, due tempi da quaranta minuti (l'intervallo è d'obbligo dai tempi della malattia), dove il percorso è totalmente libero, un'associazione di idee in cui confluisce un'arte suprema che si realizza nellamagia del tocco (...). Il suo corpo segue il flusso della musica, si contorce come se fosse preda di dolori viscerali, emette ululati in un autocompiacimento a cui non fa certo sconti il naturale narcisismo. Una concentrazione che può farlo esplodere come nelle sue proverbiali tirate contro i flash delle macchine fotografiche e o i colpi di tosse di qualche spettatore, fino a interrompere bruscamente le sue performance, come fece un paio d'anni fa a Umbriajazz. Eppure, se è capace di maltrattare il pubblico, poi ammette di averne bisogno, confessa che quando è in sala d'incisione gli manca e, forse per questo, ormai pubblica in buona parte dischi dal vivo e registra ogni sua performance, come ha fatto ieri sera al San Carlo (...).

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