Mi è apparso Keith Jarrett

31 Ha chiesto silenzio assoluto e ha polemizzato per qualche colpo di tosse, ha voluto due pianoforti identici, niente fotografi in sala, il pubblico poteva entrare fino a 15 minuti dall'inizio e in una città come Napoli è un provvedimento contro natura. Spinto dalla mano invisibile della libertà che non conosce limiti, Keith Jarrett è apparso ieri sera al San Carlo, ospite della rassegna 'Non solo piano' di 'Angeli musicanti festival' (...). Era la prima volta che il pianista jazz più dotato e urticante suonava nel teatro più bello del mondo. Ha trascorso il weekend in città per respirarne aria e rumori, assaporarne umori e contrasti. Ha fatto vita ritirata per concentrarsi e trovare 'il suono' per Napoli. Ha mangiato in hotel, dove ha portato il materasso dall'America: "Dotto' - dice il portiere - in 20 anni che lavoro qui, questa ancora non l'avevo vista". Però non è una stravaganza, il mal di schiena è il suo tallone d'Achille. Isolato nel grumo di note che sembrano uscire dal nulla, si è introdotto nel bosco di cui ha esplorato ogni sentiero: l'improvvisazione. Come sempre si alza dallo sgabello e accompagna il suono con un rantolo (solo lui può fare casino), in un pulsare ritmico anarchico. Eppure l'impressione è quella di un suono molto 'cercato', agli antipodi dell'ostentato spontaneismo. A tratti il fraseggio è freddo, ma ecco che improvvisamente si trasforma in di Valerio Cappelli

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